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Sull'embrione nessun oscurantismo PDF Stampa
Venerdì 03 Luglio 2009 14:01
di De Bac Margherita
Corriere della Sera 3/7/09
Il genetista cattolico Dalla Piccola

ROMA - «Lavoro in ospedali religiosi. Nessuno ha mai condizionato le mie ricerche. Monsignor Pagano, che non conosco, è molto pessimista. Non siamo nel Medioevo. E non si deve scambiare per oscurantismo l' atteggiamento di prudenza che chi pratica la scienza dovrebbe sempre mantenere nei riguardi dell' embrione». Bruno Dallapiccola, fresco presidente riconfermato alla guida dell' associazione cattolica Scienza & Vita e insignito ieri di un riconoscimento speciale per la sua attività scientifica al premio Ischia, sta dalla parte della Chiesa di cui afferma di conoscere bene il pensiero dal 2005, anno in cui il genetista scese in campo per il referendum sulla fecondazione artificiale.

Come chiamerebbe, se non oscurantismo, la chiusura del Vaticano su temi come diagnosi preimpianto e cellule staminali?
«La posizione della Chiesa sta diventando vincente. La ricerca sulle embrionarie continua a non produrre risultati tanto più che negli ultimi anni si è scoperta la potenzialità di cellule adulte prese dalla placenta e dal cordone ombelicale. Insomma, persistono luoghi comuni senza fondamento scientifico».

E lo chiama luogo comune ritenere che la diagnosi preimpianto sull' embrione possa evitare a tante coppie di generare figli con malattie genetiche gravissime?
«La percentuale di successo di questa tecnica è ridicola, il 2,6%: su 100 embrioni analizzati nascono 2,6 bambini sani. Per non contare il rischio di difetti congeniti, che aumenta di 20, 30 volte, e di errori diagnostici legati all' esame del cromosoma, pari al 30%».

Dunque secondo lei non c' è bisogno di scomodare Galileo?
«Assolutamente no. Se il principio di precauzione viene applicato in modo sproporzionato agli Ogm dove il rischio è minimo, non vedo perché non dovremmo rispettarlo quando c' è di mezzo un embrione».
 
 
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