| Procreazione medicalmente assistita |
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| Martedì 22 Luglio 2008 13:15 |
Situazione attuale del ricorso alla tecnica,in ottemperanza alle norma della Legge 40/2004,
e questioni aperte
Dr. Massimo Sanfilippo
La Legge 40, emanata il 19 febbraio 2004 e confermata dal Referendum popolare del 12-13 giugno 2005, si caratterizza per aver riconosciuto per la prima volta i diritti anche del concepito (art.1 ), mettendo al primo posto il suo diritto alla vita, e non quello della coppia di avere un figlio a qualunque prezzo e di averlo sano. Ha promosso quindi l’embrione da “prodotto del concepimento” a “concepito”, cioè ad essere umano da subito, come attestano i dati scientifici. Questa sì, una vera conquista di civiltà. Questo riconoscimento dà ragione di tutte le norme della legge: la limitazione dell’accesso alle tecniche alle sole coppie con sterilità accertata ed insuperabile, il divieto del disconoscimento della paternità, di fecondazione eterologa, di creazione di più di 3 embrioni, da impiantare contemporaneamente, di riduzione embrionale in gravidanze plurime, di selezione a scopo eugenetico, di sperimentazione su embrioni e di clonazione. Infatti la legge riconosce al nuovo essere, oltre al diritto alla vita, quello a nascere e crescere in un contesto familiare con le figure di un padre ed una madre e a conoscere la propria identità genetica. Il 30 aprile 2008 il Ministro della Salute L.Turco ha trasmesso al Parlamento la sua Relazione sullo stato di attuazione della legge 40 nell’anno 2006. Dal raffronto con la relazione del 2005, riferita ai dati del 2003, cioè precedenti l’entrata in vigore della legge, risulta che i centri autorizzati sono passati dai 295 del 2003 a 342, che nello stesso periodo le coppie che hanno usufruito delle tecniche di fecondazione artificiale sono raddoppiate, passando da 26915 a 52506, le gravidanze ottenute sono passate da 7453 a 10608, da cui si sono avuti 7507 bambini nati vivi, contro i 5253 del 2003, con una percentuale di successo in termine di gravidanze-nati vivi del 70,76%, contro il 70,48% precedente. Sono raddoppiate anche le gravidanze ottenute con inseminazione semplice (ed i bambini nati vivi), in ottemperanza alla gradualità delle tecniche stabilita dalla legge ( Art.4) al fine di una minore invasività delle tecniche. E’ vero che l’efficacia del trasferimento degli embrioni in utero, cioè il risultato dell’esito in gravidanza, con le tecniche di II e III livello ( FIVET e ICSI ) è un po’ ridotta (dal 26,6% al 24,5%), ma va considerato che di molte gravidanze, ammette la relazione, si è persa notizia, che è aumentato il numero delle coppie in età più avanzata (c’è una relazione inversamente proporzionale tra l’età e le percentuali di gravidanze ottenute) e che le nude medie dei risultati non tengono conto della varia attività dei centri (sono aumentati di numero e la scarsa attività ed esperienza dei nuovi abbassano anche di molto la media generale). Una valutazione serena dei risultati della applicazione della Legge 40/2004 ci porta quindi a concludere per un bilancio positivo sotto tutti i profili. Il Ministro L.Turco lamenta il mancato incremento di gravidanze rispetto al 2005, l’aumentato rischio di gravidanze trigemine, la limitazione delle tecniche alle situazioni di sterilità, impedendo di soddisfare il desiderio di un figlio per le coppie portatrici di malattie ereditarie o infettive. Non ha parlato più del “turismo procreatico” in paesi esteri, ma solo di migrazione interregionale, dovuta alla eterogenea distribuzione dei centri sul territorio. Chi per la PMA va all’estero in effetti vuol dire che non ha i requisiti per usufruirne in Italia: o è single o si tratta di coppie non sterili, ma portatrici di malattie genetiche (ai fini della diagnosi pre-impianto) o sessualmente trasmissibili (Hiv, Epatite, ecc…) o che per l’azoospermia del partner necessitano di spermatozoi di donatore ( fecondazione eterologa). Certamente il limite massimo di 3 embrioni da trasferire in utero da un lato riduce il successo della tecnica e dall’altro aumenta il rischio di gravidanze trigemine ( ma non più di parti multipli, ora scomparsi). Ammesso che l’aumento dei parti trigemini con le tecniche di II e III livello (da 2,8% a 3,3%) sia reale, poiché prima era possibile la riduzione embrionale, cioè la soppressione di embrioni in gravidanze plurime, ora vietata (art. 14), bisogna considerare che il numero dei 3 embrioni è ritenuto ottimale anche negli altri paesi, sia per le possibilità di riuscita che per evitare gravidanze multiple, e quindi rischi materni e fetali ( a questo scopo in Svezia si consiglia di trasferirne addirittura uno solo); che molte gravidanze trigemine si possono evitare fecondando solo 1 o 2 ovociti da trasferire, quando l’età della donna e la situazione lo consentono. Il limite dei 3 ovociti da fecondare ed il loro trasferimento simultaneo hanno evitato poi di accumulare nei congelatori altre migliaia di embrioni, in attesa della fine. Infine gli scienziati sono stati spinti da queste norme ad incrementare la ricerca sul congelamento degli ovociti, che sono cellule molto più complesse e delicate rispetto agli spermatozoi, nella sopravvivenza allo scongelamento. Di questa tecnica sono all’avanguardia i ricercatori italiani, particolarmente la dr.ssa Eleonora Porcu del S.Orsola-Malpighi di Bologna. Le gravidanze ottenute nel 2006 con ovociti scongelati sono molto aumentate (da 0,3% a 7,3%), parallelamente a quelle con la tecnica ICSI (IntraCyoplasmatic Sperm Injection: iniezione di un singolo spermatozoo all’interno dell’ovocita): questa tecnica infatti è più efficace con ovociti congelati. La crioconservazone degli ovociti, entrata nella sperimentazione dal 1999, oggi si attua con il congelamento lento oppure con la vetrificazione, inventata dal ricercatore giapponese Masashige Kuwayama di Tokyo. Gli ovociti sono cellule e non esseri umani, prima della loro fecondazione, per cui, a differenza degli embrioni, non comportano problemi etici. I limiti posti alle tecniche di PMA, come già sottolineato, rispondono all’elemento qualificante della Legge 40: la difesa dei diritti del concepito. Non esiste il diritto di avere un figlio e di averlo sano ( come non l’hanno le coppie che procreano naturalmente): il diritto al figlio sano rischierebbe di tradursi nel diritto a sopprimere il figlio malato. La legge 40 permette un’indagine solo osservazionale sull’embrione e di informare la coppia sul suo stato di salute (art.14 comma 5), consentendo la ricerca clinica su di esso con “finalità esclusivamente diagnostiche e terapeutiche volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’ embrione stesso”, ma vieta la selezione a scopo eugenetico degli embrioni (art. 13, comma 2 b); divieto ribadito nelle Linee Guida del 21 luglio 2004, come è vietato ogni intervento sull’embrione che possa danneggiarlo o addirittura sopprimerlo. Infatti le linee guida sono un regolamento attuativo della legge, di cui non possono modificare il dettato. La Corte Costituzionale con sentenza del 24/10/2006 ha respinto la richiesta di incostituzionalità della legge 40 da parte del tribunale di Cagliari proprio riguardo al divieto di diagnosi pre-impianto. Ultimamente sono stati fatti tentativi di forzare la legge per via giudiziaria (“Giurisprudenza creativa” è stata definita), con una sentenza del tribunale di Cagliari nel settembre 2007, che in una procedura di PMA ha autorizzato la diagnosi genetica sull’embrione di una donna portatrice di ? talassemia, una del tribunale di Firenze nel dicembre, che ha addirittura ordinato la diagnosi pre-impianto sugli embrioni di una portatrice di una malattia ossea ereditaria, e la sentenza 398 del TAR del Lazio, nell’ottobre 2007, che ha annullato il comma delle Linee Guida che limita l’indagine sull’embrione a quella di tipo osservazionale (pur affermando che ne va rispettata l’integrità). L’aggiornamento delle linee guida della Legge 40/2004 effettuata dal Ministro L.Turco l’11 aprile 2008, a fine mandato, con una intempestività definita dai media “colpo di coda” del governo Prodi, ha recepito acriticamente la sentenza del TAR del Lazio, senza neanche aspettare la pronuncia della Corte Costituzionale cui il TAR si è rimesso per la questione di legittimità costituzionale, sollevando un acceso dibattito. Infatti l’annullamento della diagnosi solo “osservazionale” ha teoricamente creato la possibilità dell’accesso alla diagnosi pre-impianto per le coppie con malattie genetiche: teoricamente, perché la legge limita il numero a 3 embrioni per ciclo e per avere successo con la diagnosi pre-impianto ne occorrono molti di più. Senza contare che ridurrebbe ulteriomente il tasso di successo della fecondazione, già basso (20-25%). D’altra parte l’apertura alla diagnosi nello stadio embrionale non è giustificata dall’intento di curare l’embrione geneticamente malato, perché lo stato della scienza ancora non lo consente e la diagnosi avrebbe lo scopo evidente di selezionare gli embrioni in base alle caratteristiche genetiche, in modo da trasferire in utero solo embrioni sani, gettando gli altri nel lavandino (ma in tal caso andrebbe cambiata anche la legge, che vieta la soppressione degli embrioni scartati o anche solo la crioconservazione). Va anche ricordato che tale procedura diagnostica ha un’alta percentuale di errori (tanto che si raccomanda comunque di confermare la negatività con villocentesi in corso di gravidanza); che il prelievo di cellule a quello stadio può alterare l’integrità dell’embrione; che la diagnosi di ?-talassemia si può fare sul globulo polare dell’ovocita prima di fecondarlo; che la talassemia si può curare col trapianto di midollo (cioè con cellule staminali). Dovunque è stata autorizzata la diagnosi pre-impianto solo per evitare gravi malattie ereditarie, il campo si è poi esteso dalla diagnosi di malattia alla diagnosi della suscettibilità a condizioni anche di minor gravità e probabilità: in alcuni paesi già si eliminano embrioni che potrebbero sviluppare da adulti malattie come il cancro o l’ipercolesterolemia. Ma non si curano le malattie eliminando i malati ! Non è prevenzione, ma selezione eugenetica. Infine l’estensione della PMA alle coppie in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmesse (HIV ed Epatite B e C), non tiene conto del fatto che, qualunque procedura si attui, esiste sempre una residua possibilità di trasmissione dell’infezione. E’ illusorio poter contare su figli che non avranno problemi di salute e soprattutto vivere felici in una società priva della capacità di accoglienza di ogni figlio. Ecco perché è auspicabile che il nuovo Ministro corregga al più presto le storture segnalate nelle nuove linee guida, ponendo rimedio al declino antropologico cui stiamo assistendo sgomenti. |


Situazione attuale del ricorso alla tecnica,