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Natalità, sviluppo integrale, migrazioni

di Marcello Masotti

Stiamo assistendo ad una situazione di fronti contrapposti sul tema "migrazioni" in luogo di un confronto obiettivo e di una analisi approfondita delle componenti in gioco: economiche, politiche, sociali e morali, che si intersecano con altre grandi questioni come la "natalità" e "lo sviluppo". Un rilevante impegno per cogliere una visione complessiva e corretta è è stato posto dall'Osservatorio Card. Van Thuân, presieduto da S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi Arcivescovo di Trieste, che dedica l'8° Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo alle migrazioni: un lavoro prezioso di analisi e documentazione di cui merita evidenziare alcuni punti importanti. Mons. Crepaldi individua alcuni criteri guida per orientare il giudizio sul "fenomeno stratificato e complesso" delle migrazioni. Esiste il diritto di emigrare, quando le condizioni di vita diventano impossibili, ma c'è anche un diritto a non emigrare: "L'emigrazione non deve essere forzata". C'è il "dovere della comunità internazionale di intervenire sulle cause invece che sulle conseguenze". Salvo condizioni di vita impossibili, ognuno ha il dovere di contribuire al bene e al progresso del proprio paese (si vedano gli appelli insistenti di molti episcopati africani alle proprie comunità a non emigrare). Non c'è il diritto assoluto a immigrare, ossia a entrare in ogni caso in un altro paese, perché i paesi di destinazione hanno il diritto di governare l'immigrazione e di stabilirne regole e limiti, perseguendo il bene comune, che comprende la salvaguardia della propria identità culturale e la garanzia di una effettiva integrazione. Un altro criterio è quello del realismo cristiano, che richiede di non chiudersi davanti a questi fenomeni epocali ma anche di non cedere a facili retoriche, rilevando come dietro le migrazioni non vi sono solo "legittimi bisogni ma anche reti di sfruttamento delle persone e disegni di destabilizzazione internazionale". Il realismo richiede anche di valutare le caratteristiche dell’immigrazione: ad esempio l’immigrazione di popolazioni islamiche, al di là della fase di emergenza, risulta più difficile ad integrare perché il credo e la sharia islamica presentano elementi difficilmente compatibili con aspetti fondamentali di altre società, come quelle di tradizione cristiana. Il Prof. Fontana, Direttore dell'Osservatorio, non ritiene preminenti le ragioni economiche comunemente addotte per spiegare le migrazioni. Certo, in alcuni casi ci sono le guerre e il disordine con le responsabilità delle potenze specie occidentali, ma le migrazioni epocali cui assistiamo non sono fenomeni spontanei, ma il frutto di volontà e politiche che vengono pianificate e poi imposte: a partire dalla denatalità nelle società occidentali, provocata anche dall'azione delle agenzie internazionali e delle grandi fondazioni statunitensi per disincentivare la famiglia e la natalità, promuovendo l'aborto, la contraccezione e ora il comportamento “gender” e offrendo così giustificazioni per le migrazioni. C'è una rete di delinquenza e illegalità - i "trafficanti di emigranti" - che gestisce a livello internazionale i fenomeni migratori e resta impunita. Al di là dell'accoglienza iniziale non viene attuata una reale integrazione ed emerge la prospettiva di una società multiculturale e multireligiosa, che le agenzie sovranazionali vogliono promuovere. È importante anche sottolineare come il tema della "nazione" e della "identità culturale", ben presente nell'insegnamento di San Giovanni Paolo II, nel più recente magistero della Chiesa sia stato trascurato. Il Prof. Gotti Tedeschi è un grande sostenitore della vita umana come valore che può accomunare popoli e religioni; egli afferma che la vita ha valenza morale, ma anche rilevanza economica, perché la denatalità ha dirette conseguenze anche sul piano economico, rendendo impossibile lo sviluppo. Per Gotti Tedeschi "l'immigrazione è un fenomeno che provoca morti e sofferenze, è manifestamente mal gestito, non è controllabile per nulla e rischia di provocare peggioramenti di carattere economico e sociale”. Egli sostiene che tale fenomeno, che si cerca di spiegare attraverso analisi tecniche ed economiche, è stato in realtà "previsto e voluto per modificare la struttura sociale e religiosa della nostra civiltà". Ci si può rendere conto di ciò ripercorrendo il disegno di trasformazione culturale, morale e sociale portato avanti dalle grandi assise internazionali patrocinate da ONU, FAO, OMS, UNESCO, Banca Mondiale, FMS e think tank di grandi fondazioni statunitensi, a partire dagli anni anni ‘70 e, in particolare, dal rapporto Kissinger del 1974, ove erano delineati gli obiettivi del "controllo delle nascite", i "nuovi paradigmi etici della salute e dei diritti", le "anticredenze religiose", l'appoggio a leaders "rieducati". L'oppositore di questi programmi è individuato nella Chiesa cattolica: perciò occorre "reingegnerizzare" la visione e la cultura cattolica e anche le migrazioni possono essere strumento per questo scopo. Una trattazione corretta e non omologata del tema diventa quindi fondamentale per le prospettive che riguardano la nostra civiltà e la nostra fede.

 
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