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Il Cristianesimo nella costruzione della civiltà europea ed occidentale

di Marcello Masotti

In prossimità del Natale, insieme ai momenti più importanti di carattere strettamente religioso, ci sembra opportuna una riflessione sul mutamento radicale dato dalla nascita di Cristo anche agli ordinamenti terreni, in un momento in cui prevale una cultura che nega o ignora la portata dell'evento cristiano sul piano storico e della civiltà. Oggi da molte parti si sottolinea la fase di decadenza in cui versa il vecchio continente: vecchio anagraficamente perché non si fanno figli, vecchio perché colonizzato da idee che non aprono alla
speranza ed alla vita, come dimostra lo spazio occupato nei dibattiti dai temi dell'aborto e dell'eutanasia.

Scrive Vittorio Possenti in "La rivoluzione biopolitica" che da tempo tre fattori fondamentali insidiano l'umanesimo europeo: il libertarismo d'origine liberal-radicale, che accantona la legge morale oggettiva e abbandona il concetto di natura nella connotazione fisica e metafisica, lasciando come assoluto solo il principio di autonomia individuale; l'ideologia della scienza e della tecnica secondo cui l'uomo può fare qualsiasi cosa, può anche sottoporre a trasformazione il proprio corpo senza limiti né di Dio né della natura, in base a una etica prettamente utilitaristica, e come terzo fattore il "postulato evoluzionistico e materialistico, secondo cui l'essere umano è nient'altro che un animale, sia pure più perfezionato di altri, così cancellando la frontiera fondamentale tra uomo e animale".

In tale quadro la produzione legislativa diventa mero fatto procedurale legato alle maggioranze, puro positivismo giuridico secondo le idee prevalenti nel momento e secondo una visione utilitaristica svincolata dalla legge naturale. L'Europa forgiata dalla predicazione dei grandi santi, da Benedetto a Cirillo, a Metodio e a Francesco, che hanno trasmesso insieme al Cristianesimo anche il sapere del mondo antico, ha rifiutato di riconoscere le proprie radici. Ma è dagli insegnamenti cristiani che sono venuti i caratteri distintivi della civiltà europea e occidentale: l'idea della uguaglianza degli uomini, essendo ogni persona espressione del Dio creatore; la distinzione tra Dio e Cesare, tra potere temporale e spirituale; i doveri e i diritti fondati, prima che nella legge positiva, nella natura e nella coscienza
umana governata dalla ragione; il limite ai potenti e la compassione per i poveri e per i deboli. Oggi sono sempre più frequenti le opposizioni ai simboli della tradizione cristiana, dal Crocifisso nei luoghi istituzionali al Presepe nelle scuole, e non di rado le contestazioni vengono non dall'esterno, da soggetti di altre culture, ma dall'interno, da cittadini di origine e tradizione cristiana. Nel massiccio processo di immigrazione, che oggi caratterizza il nostro Paese e l'intera Europa, tornano alla mente le parole che l'allora Cardinale Ratzinger pronunziò nel 2004 in un intervento svolto presso il Senato della Repubblica: "C'è un odio di sé dell'Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l'Occidente tenta sì in maniera lodevole ad aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è in grado di percepire ciò che è grande e puro....La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multiculturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri. Essa sicuramente non può sussistere senza rispetto di ciò che è sacro".

 
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