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la Riflessione

Educazione
Ciò comporta al tempo stesso sostenere il diritto dei genitori all'educazione morale e religiosa dei propri figli. E a questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio. Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del XX secolo non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che con pretesa di modernità spingono i bambini dei giovani a camminare sulla strada dittatoriale del pensiero unico. Mi diceva un grande educatore: " A volte non si sa se con questi progetti-riferendosi a progetti concreti di educazione -mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione"
Papa Francesco all' Ufficio per l'infanzia
11 aprile 2014
Don Lorenzo Milani sacerdote di Dio

di Alessandro Mazzerelli

Abbiamo accolto volentieri l’invito del Comitato Nazionale per Don Lorenzo Milani Profeta di Dio e del Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo e Scuola Barbiana di Vicchio di Mugello per organizzare congiuntamente la presentazione di questo libro di Alessandro Mazzerelli, profondo conoscitore della figura e dell’opera del Priore di Barbiana.
A più di cinquanta anni dalla morte si aggiungono ancora contributi ad una vastissima letteratura esistente, con pubblicazioni e testimonianze che possono consentire di comprendere meglio il significato della vita e della missione di Don Milani e di valutare la vastità di interessi e di problematiche - religiose, etiche, culturali e anche politiche - che egli ha coltivato.
Alessandro Mazzerelli ha di recente pubblicato il testo "Don Lorenzo Milani Sacerdote di Dio", che fino dal titolo vuole sottolineare la fedeltà alla Chiesa del Priore, "disubbidiente ubbidientissimo", che anche nei dissensi è rimasto ancorato alla Chiesa Cattolica. Il contenuto del volume si dilata poi dalle "profezie" alla "politica".


L'Autore vuole innanzitutto eliminare le strumentalizzazioni, l'etichetta di “prete rosso” e di “comunista in abito talare”, sfatando un’interpretazione che risale a quando, nel 1977, Luciano Della Mea scrisse su Rinascita: "secondo me Don Milani è un compagno, un comunista. Lui non ebbe il coraggio di uscire da una chiesa magra, asfittica e crudele".
Mazzerelli, giovane dirigente del partito socialista, sale a Barbiana il 31 luglio 1966 per parlare di politica con Don Milani e il Priore si apre al giovane a gli dice che nel 1948 aveva sostenuto la Democrazia "cristiana", ma che negli anni successivi era stato deluso, sia perché il governo non pensava abbastanza ai ceti popolari, sia per l'incoerenza di non vedere - sotto il nome "cristiano" - tutelati adeguatamente i valori cristiani.
Don Milani, uomo della radicalità sul piano sociale, dà un giudizio totalmente negativo sul comunismo: è molto peggio che un imbroglio, "il comunismo è la mediazione e l'organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire ad una classe dirigente, parassitaria e brutale, la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi".
Tale rigida posizione spiega perché, nelle scelte pubbliche dei cattolici di fine novecento, tra coloro che finirono nelle liste del PCI o ne furono sostenitori (Gozzini, Balducci, Meucci, Della Valle...), non ci fu Don Milani, come peraltro non ci fu Giorgio La Pira, che guidò la lista democristiana alle elezioni, cosiddette del sorpasso, del 1976.
Mazzerelli, vincolato dalla promessa fatta al Priore, si batté col Comitato Nazionale del referendum contro il divorzio, ma ricorda anche la valutazione dello stesso Don Milani: la Chiesa e tutti i cattolici hanno l'obbligo di difendere il sacramento indissolubile del matrimonio, ma non si può imporre l'indissolubilità dei matrimoni civili con la civiltà cristiana in declino. Se si fosse seguita questa strada non si sarebbe persa la battaglia del divorzio.
Di notevole interesse e attualità è il Decalogo di Barbiana, un testo concordato tra il Priore e Mazzerelli, che prevede regole e incompatibilità per l'esercizio delle cariche pubbliche, nella nostra democrazia sempre piena di promesse predicate e mai attuate, e incarichi conferiti in base ai meriti. Si afferma che la politica deve essere servizio vero e che i politici debbono essere liberi da ogni ricatto e debbono mantenere l'irreprensibilità morale nella vita pubblica e privata.
Motivo di riflessione attuale è anche l'affermazione che ci vorrebbero "ventimila Sanmarini", ossia un numero maggiore di stati, anche più piccoli, certo meno forti ma più solidali e più in grado di controllare i governanti, per contrastare gli imperialismi e proteggere le culture e le identità dei popoli. Siamo oggi nell'epoca del "villaggio globale", ma c'è il pericolo che la mondializzazione e il progresso tecnologico portino al prevalere dei poteri forti dell'economia e della finanza intersecati con la politica, con sudditanze e oppressioni peggiori che nel passato.

 

 
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